13/01/2012
Fuoriclasse
Giuseppe Panella fa parte della redazione del blog collettivo di letteratura e società La poesia e lo spirito. E' professore di letteratura alla Normale di Pisa, un ruolo prestigioso per un uomo di vasta cultura e grande sensibilità I suoi articoli sono un aggiornamento puntuale e competente sulle ultime novità leterarie in Italia. Insomma, un fuoriclasse di quelli per cui il risultato è garantito.
16:47
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18/11/2009
Ci metto la firma
Mariano Sabatini, autore e giornalista per la carta stampata, la radio e la televisione ha pubblicato, di recente, per i tipi di Aliberti, un libro rivolto al mondo del giornalismo. Il titolo è piuttosto evocativo: “Ci metto la firma! – La gavetta dei giornalisti famosi”. Propongo, di seguito, la recensione e intervista realizzate da Maria Lucia Riccioli.
(Massimo Maugeri)
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Recensione e intervista di Maria Lucia Riccioli
Ci metto la firma! – La gavetta dei giornalisti famosi (Aliberti editore) È la nuova fatica di Mariano Sabatini, autore e giornalista per la carta stampata, la radio e la televisione. Una serie di interviste a nomi “eccellenti” del giornalismo italiano, dai “grandi vecchi” come Zucconi e la Cambria alle nuove leve che saranno i punti di riferimento per i giornalisti di domani, dai cronisti sportivi a quelli che ci raccontano i cambiamenti di costume e le trame della politica. Editoriali e inchieste, scoop e rubriche…
Un libro che si legge con curiosità e che potrebbe essere un ottimo aiuto per approcciarsi ad un mondo spesso mitizzato, ad una figura che il cinema e i romanzi ci hanno presentato di volta in volta come eroica o cinica e disincantata. Mariano Sabatini fa sfilare davanti ai nostri occhi i nomi e le esperienze di uomini e donne accomunati da un mestiere affascinante. Riusciamo quasi a vederli, dal loro primo giorno tra titoli, occhielli e sommari, alle loro giornate attuali, divise tra computer, riunioni, incontri, conferenze.
Pensiamo ai mitici cronisti dello scandalo Watergate, a tanti corrispondenti di guerra, ai grandi viaggiatori – Moleskine e matita in mano – pronti a raccontarci mondi esotici e popoli lontani. Come saranno i giornalisti dell’era di Internet? Quali nuove sfide dovranno affrontare per informare, commentare, divulgare, criticare in un mondo sempre più globalizzato?
Dopo Trucchi d’autore e Altri trucchi d’autore (usciti rispettivamente nel 2005 e nel 2007 per Nutrimenti editore) in cui le domande erano rivolte a poeti e scrittori, stavolta Sabatini ci proietta nel mondo delle redazioni giornalistiche e televisive, tra un briciolo di nostalgia per le Olivetti 22 e le lampade schermate di verde e la passione per un mestiere che oggi richiede nuove competenze e utilizza gli strumenti delle nuove tecnologie.
E adesso… chi di domanda ferisce, di domanda perisce. Vediamo come risponde Sabatini al fuoco di fila di domande cui ha sottoposto i suoi intervistati.
11:03
Scritto da: mirea1954
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Santo mostro
Allan Gurganus, Santo mostro, Playground, Traduzione di Maria Baiocchi, € 16, pp 224
Quando, nel gennaio del 1991, uscì anche in Italia L’ultima vedova sudista vuota il sacco (presso l’editore Leonardo, con una delle prime, strabilianti traduzioni di Raul Montanari), furono relativamente in pochi ad accorgersene, e all’enorme successo che appena un anno prima aveva accompagnato negli Stati Uniti la pubblicazione di questo a dir poco fluviale romanzo (oltre 1170 fittissime pagine premiate, tra l’altro, con il “Sue Kaufman Prize” e con la diffusione in ben dodici lingue, per un totale di oltre due milioni di copie vendute) non corrispose, dalle nostre parti, un altrettanto meritato clamore. Ormai rintracciabile solo più sulle bancarelle, o al massimo sugli scaffali virtuali di qualche portale specializzato, quella pachidermica edizione risulta oggi perlopiù dispersa, smarrita, affidata allo stesso ingiusto destino condiviso dalle miriadi di altre notevoli opere che, malgrado il loro indiscutibile spessore, si trovano troppo spesso a spartire la propria grandezza con il nulla. Non sarà superfluo, allora, affermare che quella ostica e mirabolante Vedova varrebbe la pena ristamparla, perché l’epopea di Lucy Mardsen (la vecchietta quasi centenaria che con monologhi mozzafiato e aneddoti saltimbancheschi narrava in prima persona le vicende di una famiglia sospesa fra i ricordi della guerra di secessione americana e gli oblii di un ospizio chiamato, assai profeticamente, “Capo Linea”) è una storia che meriterebbe davvero l’attenzione di pubblici oceanici. Premessa doverosa per introdurre l’avvento di un nuovo (meno epico, d’accordo, ma ugualmente valoroso) titolo firmato dallo stesso autore del capolavoro perduto, e oggi lanciato (con una più che apprezzabile traduzione) dalla tanto piccola quanto meritevole editrice Playground.
... Ade Zeno
11:01
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17/11/2009
Reportage dal South Carolina
Testo e foto di Giovanni Agnoloni (già pubblicati su AlibiOnline)
Ho realizzato questo viaggio, queste foto e questi filmati con Agnieszka Moroz, che oggi non è più fisicamente con me, ma continua e continuerà sempre ad accompagnarmi. Tutto quello che scrivo, da oggi, è anche e soprattutto per lei.
Quando atterrammo a Charleston, South Carolina, ci accorgemmo subito che il tempo era tutta un’altra cosa, rispetto al Maryland e alla Pennsylvania, da cui arrivavamo. Se lì la primavera era appena agli inizi, qui era quasi sfacciata.
Massimo Maggiari, scrittore e docente di Studi Italiani al College of Charleston, ci aspettava nella sala degli arrivi. Era la prima volta che ci incontravamo, dopo numerosi scambi di e-mail e varie chiacchierate via Skype. Avevo letto il suo Dalle terre del Nord (ed. Vivalda), un bel libro sulle solitudini sub-polari e alpine, e lui era rimasto incuriosito dalle mie ricerche tolkieniane e dalle mie attività letterarie su internet e non. Così mi aveva invitato a parlare ai suoi studenti, non solo di fantasy, ma anche del mestiere di scrittore in Italia, oggi.
Massimo, appassionato di sciamanesimo, porta sempre il suo tamburo inuit, nel sedile posteriore dell’auto. Lo picchiettò subito, per darci in benvenuto. Poi partimmo verso la città. Tutt’intorno c’erano un’atmosfera e un paesaggio pre-tropicali. Vegetazione abbondante e fiumi larghi, che sapevano di oceano. Infine arrivammo in centro.
13:11
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Ho spento gli orologi
Il tempo si deve fermare. Mario Sodi, Ho spento gli orologi, con le immagini fotografiche di Vittore Tappari, Firenze, Florence Art Edizioni, 2008
Time must have a stop, citando il titolo originale di un famoso romanzo di Aldous Huxley del 1944, sembrano dire all’unisono le belle immagini fotografiche di Vittore Tappari e i versi di Mario Sodi che le commentano e le affiancano. Le ambizioni poetiche di Sodi, tuttavia, non si esauriscono nell’appoggiarsi alle visioni dell’occhio lungimirante di Tappari. Nella sua parte di introduzione al volume, infatti, esse vengono spiegate così:
«Quando Vittore Tappari mi mostrò le sue foto, provai un’intensa emozione. Tutto – paesaggi, case, persone, animali – mi rivelò il suo partecipe amore per la Natura. Fra le molte immagini, una in particolare mi colpì, misteriosa, austera ed insieme tenerissima: fra monti sfumati di nebbia la casa raccolta, quasi rannicchiata nella sua ombra segreta. Ed io rividi nel silenzio dei lunghi inverni il mio corpo bambino accolto da quello di mia madre; e nello stesso istante sentii il fuoco e la voce di una donna, simile a me, che mi porgeva vino e melagrana. Il passato divenne d’un tratto presente. Il mio spirito era penetrato nel cuore dell’immagine ed aveva fermato il tempo. Questo avvenne anche per le altre figure, perché avevo lasciato la mia corsa fissando il mio occhio segreto su ogni creatura accolta dal desiderio di Conoscenza. Avevo spento i miei orologi: udivo solo parole che scaturivano nel silenzio, gocce che lentamente scendevano dalla Caverna a formare, senza rumore, la nuova roccia» (p. 5).
13:09
Scritto da: mirea1954
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