Il lampo della bocca

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Marco Munaro, Gianfranco Maretti Tregiardini, IL LAMPO DELLA BOCCA e altre figurate parole tra poeti italiani del Novecento, MUP

“Sono tanto brava lungo il giorno./Comprendo, accetto, non piango” (pag 10). “Più pura nell’azzurro è la luce d’argento/Più bella la tua figura” (pag 12).“>. >” (pag 18).Una donna impara l’orgoglio dall’amore. L’amato rievoca i suoi occhi forti di luce. Cercano le rose, sfiorite sotto il sole tra i rovi. Molto tempo dopo Elio Fiore rievoca un viaggio a Firenze, da Mario Luzi, con una lettera di accompagnamento di Sibilla Aleramo: “Dino non era pazzo, mi dico, come un bimbo/cantava, ignorando la morte e la vita,/cantava un’altra luce mentre calpestava/le tue rose e ti sputava, Sibilla” (pag18). “La storia della poesia del novecento si fa così senza mediazioni di scuole o gruppi di ideologie, direttamente attraverso i testi, in quanto portatori primi di “poetiche lampo, bagliori di “immagini” esse stesse, immagini che virano in teoria, e viceversa” (Zanzotto) (pag 6). Altre corrispondenze più prossime. 1975: “Batteva il nome (proprio/lo batteva, come/si batte una moneta)e il conio/(ma quello ostinatamente/batteva)il senso/(il valore)” (pag 83) , Giorgio Caproni.1995: “Ritorna, che cantar canzone di voto/dentro l’acqua del Naviglio io voglio/perché tu sia riesumato dal vento.” (pag 87), Alda Merini.Le parole sono entità biologiche, respirano nello spazio e nel tempo, assumono forma e colore

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Il lampo della boccaultima modifica: 2008-10-27T14:43:26+00:00da mirea1954
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