Intervista a Silvano Sbarbati

di Sebastiano Aglieco

Ho intervistato Silvano Sbarbati, uno dei fautori in Italia, del movimento del teatreducazione.

Dovendo presentare il movimento del teatreducazione ad un pubblico di non addetti ai lavori, quali parole userebbe?

Lei mi chiede di risolvere un problema di comunicazione, in senso pragmatico. E non a caso teatreducazione è un neologismo ed il primo intervento che potremmo definire teorico si titolava “Per una pragmatica di teatreducazione”. Questo per sottolineare come teatreducazione è una parola nuova in quanto la “o” di teatro è stata tolta per integrare l’educazione. Teatreducazione, comunque, è un setting educativo, uno spazio ed un tempo organizzati dentro una esperienza che si orienta sempre (irriducibilmente) verso la elaborazione del vissuto, interrogando se stessa.

Che cosa è l’Associazione Italiana Teatreducazione che lei ha fondato con altri?

E’ una associazione che nasce – pochi mesi fa – dalla condivisione con un gruppo di operatori teatrali e culturali di una esperienza di festival estivo in un piccolo paese dell’Appenino campano, Montefalcone di Val Fortore. Lì, insieme agli abitanti, alla scuola, al comune, ai vigili urbani, agli insegnanti ed ai ragazzi si è creata la condizione perché la discussione sul tema del teatro e della educazione maturasse alcuni punti fermi. Li riassumo:
– gli esercizi laboratoriali per il teatro non bastano più al di fuori della logica di pedagogia teatrale, dell’insegnare teatro
insegnare teatro non è di per sé un progetto/processo educativo;
– la elaborazione delle esperienze diventa punto di partenza e non di arrivo delle performance teatrali;
– il teatro della scuola, il teatro del disagio e nel disagio, in teatro terapia, il teatro di prosa, il teatro delle diversità, etc etc ci sembravano definizioni tese a descrivere l’ incontro tra teatro ed altro. Cercavamo di capire invece che cosa è, che cosa succede, che cosa diventano teatro ed educazione quando si incontrano. Diventano un terzo soggetto, appunto, teatreducazione;
– ci si voleva innescare sulla esperienza personale e di gruppo maturata in anni di lavoro in rassegne di teatro della scuola, nella scuola e nel teatro professionale, in ambito formativo ed organizzativo della cultura. Per chi volesse saperne di più rimando alla lettura del sito www.teatreducazione.it L’aite organizza eventi e progetti formativi, oltrechè lavorare ad un proprio interessante progetto di formazione interna dei propri soci.

La pratica laboratoriale è molto diffusa nelle scuole di ogni ordine e grado. Quali i limiti e quali i pregi.

Partirei dai pregi. Il primo è quello dell’incontro con una forma di espressività quale è il teatro. A seguire tutti i pregi di una esperienza che si apre a meccanismi stimolanti per la creatività, la relazione equilibrata con gli altri, etc. Però…però il teatro a scuola non è un farmaco che cura sempre tutto e tutti. Si può trasformare in amplificatore di narcisismi, di logiche competitive, di ansia non elaborate, di visibilità consumistica, etc. Ecco, forse i limiti, riassunti in questi rischi. Teatreducazione (come vede non abbiamo ancora chiaro se sia parola di genere maschile o femminile) vorrebbe prendersi in carico problemi di questo tipo, ricercando soluzioni attraverso pratiche del fare ma anche del riflettere: anzi, del fare-riflettere e del riflettere-fare costantemente.

Di che cosa ha bisogno l’educazione oggi?

Di passione, direbbe don Lorenzo Milani.Certo è che l’educazione, da sempre, ha vissuto il problema di come affrontare la questione di causa-effetto tra crescita della persona e pratiche pedagogiche e/o didattiche. Non è problema di oggi: oggi forse si avverte di più perché la tensione (la “passione”…?) stenta a farsi strada, stenta a farsi vedere. Se don Milani viveva l’educazione in quel modo, crede che oggi la situazione sia molto diversa? Non credo. Credo che la “passione” verso la formazione e la educazione della persona debba essere coltivata da una civiltà che se ne voglia occupare in senso …civile, cioè alto, nel rispetto vero dei diritti e nella giusta ed equa valutazione dei doveri. Penso di poter dire che teatreducazione sia una “forma” di questa passione.

Quali sono le iniziative in cantiere dell’aite?

Intanto un processo autoformativo continuo, di riflessione sulle esperienze che ciascun socio fa. Poi il tema del bilancio di competenza in gruppo: come bilancio di competenze magari inespolorate o mal condivise. Poi la gestione dei momenti formativi della Rassegna di teatro della scuola di Lanciano. Poi la conclusione di un laboratorio di teatro per adulti a Chiaravalle (Ancona) con un dono teatrale. Poi un progetto di educazione a tutto campo con la scrittura creativa e il teatro dentro un Centro di Aggregazione Giovanile. Poi la strutturazione di una offerta formativa per la prossima stagione. Poi ancora idee, ma in quanto tali non sono ancora mature per andare da sole nel mondo.

NOTA:
Silvano Sbarbati è nato a Roma il 9 dicembre 1950, ma vive da sempre nelle Marche. Laureato in pedagogia, ha svolto attività di giornalista e ha diretto la bibloteca “Ferretti” di Chiaravalle. È stato componente della Commissione Nazionale Ragazzi della Associazione Italiana Bibliotecari.
Dal 1994 si occupa di formazione nella scuola in ambito linguistico e per il teatro educativo; nelle aziende per l’area della comunicazione.
Collabora con l’Università di Urbino nella laurea specialistica di Editoria Media e Giornalismo. Dal 1992 ha diretto la Rassegna Nazionale Teatro della Scuola di Serra San Quirico. Attualmente è direttore del Teatro delle Muse di Ancona.
Nel 2005 ha pubblicato “Parole Contente – La scrittura non creativa” (editore L’Orecchio di Van Gogh): sintesi della sua esperienza come conduttore di numerosi laboratori sulla parola

Intervista a Silvano Sbarbatiultima modifica: 2008-10-28T09:12:14+00:00da mirea1954
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