Tortuga

di Alberto Pezzini

Valerio Evangelisti ,Tortuga, Mondatori Strade Blu, 2008, pag. 330 – Euro 16,50
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Finalmente c’è ogni tanto da divertirsi. Evangelisti deve molto a Salgari. Con un occhio capace però di solleticare la sessualità. In maniera sottile, quasi perfida. Questo è un romanzo d’appendice allo stato puro. E’ trasgressivo come certi romanzi psicologici ed ha in più la forza oscura ed inconscia del sesso a tenerti avvinto alle pagine. In Noi saremo tutto il sesso era più esplosivo, più manifesto. Non aveva paura alcuna di chiamare le cose con il loro nome. Forse era addirittura troppo accelerato in alcuni punti. Qui il sesso è un’attesa infinita sul mare. Con un exploit finale che non ti saresti aspettato per la crudeltà secca con cui si chiude.
La bellezza del romanzo sta nell’intrigo. E nella forza visiva che Evangelisti, scrittore onirico, sciamano dell’inconscio collettivo, riesce ad imprimere alle pagine. Sono tutte puntate giocate sul brivido di quella successiva. Che fosse un libro atipico e fuori dal comune lo si poteva intuire già dal materiale e dalla forma del libro. Sembra stampato sulla carta di un manoscritto. Splendida veste editoriale per un libro di pirati. Qualcuno penserà che si tratti di un mare pescoso, sì, ma oggi prosciugato. Un campo dove troppi aratri sono passati e dove troppo poco oggi è rimasto. Evangelisti ha un dono di scrittura. E’ intrepido nell’intreccio che riesce sempre a galvanizzare come in laboratorio dando una forza cinetica interna assolutamente diversa. Sembra che questo scrittore scandagli l’animo umano, quello più fangoso e sotterraneo, e poi lo scriva con il braccio sinistro. Quello del cuore oppure quello dei nemici. Quello sinistro del demonio. Nella sua scrittura ci stanno un demonio, appunto, ed un arcangelo. E’ così che la storia della pirateria diventa un romanzo da leggere fino a notte inoltrata. Il discorso sta tutto lì. La storia della pirateria è cosa cognita. Su qualunque carta geografica potrete trovare Tortuga, e su qualunque libro di storia potete leggere della pirateria. O guerra di Corsa. La guerra che i sovrani civili, il re di Francia per primo, finanziavano in modo nascosto salvo poi pentirsi quando i corsari o pirati divenivano in qualche modo troppo autonomi.
Evangelisti ci racconta come fossero i pirati. E’ uno spaccato storico che deve essergli costati parecchi giorni di studio. Le notti, invece, deve averle utilizzate per scrivere lucidamente ed in maniera quasi ossessiva delle loro violenze e delle loro regole di vita.
I romanzi di mare devono sapere di acqua salsa e di vento. Ma anche di donne stuprate e frutta tropicale, schiavi venduti, e capitani crudeli e vendicativi. Tutti luoghi comuni. Tutti topoi che in un romanzo del genere gli snob danno per scontati e di prammatica. Solo che Evangelisti è un mefistofele della scrittura e la stanza in cui scrive le sue storie è una torre maledetta. Perché i personaggi che combina insieme e poi relega sui mari e dentro le sue pagine, sono gli strumenti ed anzi la personificazione delle passioni umane. E delle pulsioni umane. Quelle più scure, dense come mosto, o come sangue di mestruo. Evangelisti attira gli occhi e li tormenta fino alla fine con una frusta di bue in mano. E’ questo il segreto di tante pagine sempre virenti, sempre al massimo del godimento per il lettore.
In questo romanzo ha saputo però non scongelare fino all’ultimo ciò che ne è il cuore. L’anima di un romanzo di pirati non sono le guerre. Né gli odi tra uomini. Né la ricchezza o la brama della ricchezza. Il cuore è solo il cuore, appunto. L’amore di un uomo, ed anzi di due, per una donna – negra e perdipiù schiava – che finirà per perderli entrambi. Questo passaggio miracoloso ( se si pensa al contesto in cui viene fatto palpitare come un organo vivo che si vede) tiene il fiato in gola al lettore. C’è sempre un momento in cui questo amore sensuale ma anche di passione umana profonda inonda almeno un capitolo. E’ come avere sempre davanti a sé una lanterna che non si oscura neanche dentro una tempesta tropicale. E questo amore, questo sentimento della sessualità sempre sfiorata, fa sì che le pagine galoppino quasi ad arrivare finalmente all’erezione finale, allo sbotto definitivo. Un escamotage classico, un trucco canonico. Funziona però. Anche perché è qualcosa di più profondo del sesso. E’ la forza vertiginosa della passione che oscura la mente e fa fuori letteralmente il raziocinio. Fa ingrossare le vene e fa scatenare il sangue in una danza parossistica.
Evangelisti ha provato da psicologo in queste pagine. Ha saputo raccontare la storia della pirateria attraverso gli occhi del desiderio inesausto per una donna.
Non c’è spazio neanche per un rilassamento minimo. E’ una corsa all’ultimo ostacolo. La soluzione finale sarà di soddisfazione totale per il lettore. Perché l’autore, che qui è anche un grande burattinaio tanto crudele quanto giusto sotto certi aspetti, ci fa capire ma solo all’ultimo che non avevamo capito niente. E questo, in un’epoca in cui i romanzi non si scrivono più come un tempo, è un dono prezioso. Saper divertire i lettori come un tempo contandogli una storia. Dove il finale è un petardo a sorpresa che non ti saresti aspettato. Ed è ancora meglio perché ti senti un poco bambino per avere atteso tanto a lungo una soluzione che non era quella in cui avevi creduto. Finalmente un romanzo imbastito ancora come quelli di una volta.
Una annotazione va ancora comunicata. Sapevate che molti termini marinareschi vengono usati all’interno di queste pagine ? Non è per dire una banalità, ma ci sono espressioni tipiche dell’argot che anche denunciano una ricerca fatta con galosce e scafandro dentro un mondo passato. Che è trascolorato dentro un oceano perduto nei secoli. Anche le regole dei pirati vengono messe fuori, analizzate, fatte digerire al lettore. E’ l’esempio di come l’erudizione possa trovare pelli diverse per passare inosservata. E’ l’esempio di come uno scrittore veloce, passante come un brigantino a filo dell’acqua, sia capace di farti bere un barile di rhum facendoti credere che sia acqua.
Questo libro possiede ancora un’altra virtù che oggi sembra evaporata come i fumi della nebbia alla mattina. Rilassa la mente, fa scordare il mutuo e l’iva, diverte come un fumetto. Ha anche un’anima che è di Hugo Pratt ed a lui deve molto. Se Un romanzo d’avventura di Alberto Onagro rappresenta una storia onirica ed allucinata ma galoppante della figura michelangiolesca o celliniana di Hugo Pratt, qui Evangelisti ha creato una figura di donna che assomiglia ad una murena silenziosa, ad una dama dell’ermellino assolutamente votata al killeraggio.
Infatti la vera protagonista del romanzo è la fantasia, o meglio, come disse Rosa Montero, la pazza di casa. Solo che la donna, intesa come pazza oppure come fantasia, è qui davvero demoniaca e padrona delle chiavi del mare. Non è una lotta tra uomini. E’ una lotta già guasta, una battaglia già perduta perché di una donna soltanto è il destino. E quella donna rivelerà un cuore fatto come un marchingegno meccanico. Venefico e di metallo brunito. Assolutamente da evitare.
Un viaggio negli oceani ed un assalto alla terra delle passioni che neanche Freud avrebbe saputo immaginare così irreferenabile.

Tortugaultima modifica: 2009-01-22T05:43:00+00:00da mirea1954
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