Il libro di mio fratello

Sto leggendo Il Libro di Mio fratello dello scrittore basco Bernardo Atxaga, cinquantasettenne, un’attività collaterale di giornalista, in ogni caso unanimemente la voce più autorevole di quello spicchio d’Europa. Dice: uno scrittore basco, e subito chi ascolta immagina passamontagna e bandiere di rossi accesi, bombe annunciate e sequestri; al limite una natura impervia e aspra, coste rocciose da contendere al vento. C’è poi il rischio che un’attenzione frettolosa, come accade per tutte le minoranze lo assimili, Atxaga, ai tanti, troppi obiettivi di una ricerca snob, forzatamente alternativa, a caccia dell’eccezione di prammatica al mercato piatto dei best seller.
Penso a questo aprendo la copertina e subito mi imbatto in una poesia d’epigrafe che inizia con un titolo che mi insospettisce per la sua convenzionalità: Morte e vita delle parole. Ci siamo, mi dico, mi attende la solita menata nostalgica e ombelicolare dell’ennesimo relitto d’Europa.
Però leggo, invece, e vengo subito attratto in una convincente litania di termini. E sprofondo senza accorgermene nel mondo nel testo, le gusto quelle parole che sono cose, per nulla convenzionali. Si parla è vero di destini segnati per i linguaggi…e però la metafora sapiente li assimila a fiocchi di neve. Bello, dico. C’è poi – per nulla artificioso, però – il rimpianto su un mondo che passa come i termini che lo accompagnavano nella mente di chi lo parlava, ma subito, come per uno scroscio d’acqua inatteso, il rimpianto cede il passo alla speranza, una speranza legata all’inventiva dei bambini.

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recensione di Saverio Simonelli 

 

Il libro di mio fratelloultima modifica: 2009-01-30T07:33:00+00:00da mirea1954
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