Tra splendore e incandescenza

Alla ricerca dei poeti dimenticati. Piero Bigongiari, Tra splendore e incandescenza, a cura di Fabio Flego, con una Premessa (Di una vocazione d’amore) di Gaetano Chiappini, Viareggio (LU), Pezzini Editore, 1996

 

Tra splendore e incandescenza è una delle ultime testimonianze poetiche di Piero Bigongiari, scomparso nel 1997, un po’ più di un anno dopo la pubblicazione di questo smilzo e significativo mannello di liriche enigmatiche e interrogative.

Bigongiari è stato sicuramente uno dei più significativi protagonisti della poesia italiana del dopoguerra ed uno dei suoi “padri nobili” in senso non soltanto metaforico.

Come scrive Silvio Ramat nell’unica antologia poetica che del poeta di Navacchio sia stata realizzata durante la sua vita:

«La poesia, che si rifiuta alla mediocrità falsante della parafrasi, non accetta neanche la violenza del “lasciarsi spiegare”. Così i numerosi scritti bigongiariani sulla (e di) teoria letteraria, così gli interventi sulla pittura (barocca e novecentesca) e gli studi sui poeti moderni (l’Otto-Novecento italiano, da Leopardi in qua e, con sollecitazioni fors’anche maggiori, francese: da Rimbaud a Bonnefoy), non meno delle stesse postfazioni densissime ai propri libri poetici più recenti (Torre di Arnolfo, Antimateria, Moses), agiscono con pari determinazione in un senso che, l’ho appena detto, non è esplicativo bensì complicativo e tendenzialmente suscitato ad infinitum.

Tra splendore e incandescenzaultima modifica: 2009-09-18T22:42:00+00:00da mirea1954
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