Romanziere?

naturalmente l’obiettivo finale sono sempre le major editoriali che, cattivone, prediligono i romanzi ai racconti, ovvero la quantità alla qualità, in barba al glorioso canone del Novecento che ha elevato a sommi esiti il racconto, da Calvino a Morante a Moravia a Buzzati passando per Pirandello et cetera,
ecco, qua mi pare che si proceda un po’ troppo per semplificazioni, giocando con le stesse armi, sarebbe facile obiettare che non c’è alcun “grande” del Novecento che abbia conquistato più fama con i racconti, piuttosto che con i romanzi, e sarebbe ancor più facile esortare chi ( a parole pubbliche) è pro-racconto a trasformare in testi da trenta cartelle romanzi come Gli indifferenti o Il Deserto dei Tartari,
forse alla base di questi giudizi un po’ tranchant c’è il vizio di ignorare la volontà dell’autore, al di là degli esiti della sua opera; equivale a pensare agli autori di romanzi come del tutto succubi delle case editrici, le quali sarebbero in grado di ordinare e premeditare non solo la lunghezza, ma anche la struttura e l’organicità delle opere dei loro scrittori; ora, la maggior parte degli autori che conosco scrive sia racconti che romanzi, e pubblica entrambi, ed è in grado di riconoscere quando un’idea può concretizzarsi in racconto o in romanzo, certo, esistono sempre le eccezioni, magari qualcuno salterà fuori a dire che non è vero, io volevo fare un racconto e invece ho scritto un romanzo, o viceversa, ma quello che respingo è l’idea che tale scelta dell’autore sia di norma predeterminata dalle case editrici,
eppoi noto che molti recensori (spesso gli stessi che lodano le virtù del racconto), quando si tratta di stroncare un romanzo, chiosano serialmente con un ah, si vede che non ha il passo del romanzo, o con un eh, si vede che al massimo può scrivere racconti; allora, che si mettessero d’accordo con se stessi,
massì, romanziere non è malaccio, più romanzieri per tutti, questa potrebbe essere la risposta alle parole di Gilda Policastro, su Alias del 12 settembre, quando (nella recensione dell’ultimo libro di Chiara Valerio) lamenta che “c’è un’intera generazione che ha di nuovo perso (dopo l’overdose giallistico-criminalogica-sociale) la volontà e il desiderio di raccontare l’esterno.” Che diamine, per un romanziere l’esterno è il pane quotidiano.

Paolo Cacciolati

Romanziere?ultima modifica: 2009-09-29T20:24:00+00:00da mirea1954
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