Terza persona cortese

Nel 1967 la chitarra di Lou Reed e il caustico violino di John Cale dettero vita a quel perturbante gioiello rock che è Venus in furs, inquietante riassunto psichedelico dell’omonimo romanzo di Leopold von Sacher-Masoch. Erano gli anni della Factory di Andy Warhol: mentre sull’assolata West Coast il flower power imponeva un rassicurante ottimismo, a New York la pop-artera pronta a smascherare con massicce dosi di iperrealismo il lato oscuro del sogno americano. “Kiss the boots of shiny shiny leather”, cantavano i Velvet Undergorund: il binomio piacere-dolore faceva così il suo magistrale ingresso nella cultura e nell’immaginario musical-popolare.

 

Esattamente quarant’anni dopo, Terza persona cortesedi Gian Maria Annovi riproduce la stessa inquietudine sensoriale, si riappropria del masochismo usandolo come correlativo oggettivo per delineare una crudele storia di oppressiva fedeltà. Se in “Poesie dando del Lei”, Vivian Lamarque si rivolgeva direttamente al proprio psicoanalista junghiano usando una formula di cortesia, Annovi adotta lo stesso procedimento per riferirsi con estrema cortesia ad un carceriere, o – meglio – all’idea che ce ne propone. Il contrasto frai due testi non potrebbe essere più netto: dalla positiva atmosfera infantile della stanza psicoanalitica alla casa-prigione con annesso torturatore.

Terza persona corteseultima modifica: 2009-10-06T23:35:00+00:00da mirea1954
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