La poesia dei numeri, ultima seduzione

Storie bizzarre e luoghi comuni: così i geni dei teoremi e delle formule hanno conquistato romanzi, film e fiction televisive
 

La poesia dei numeri, ultima seduzione
Il vincitore del premio Strega si misura con «Il matematico indiano» di David Leavitt

Esiste una consolidata iconografia del Genio Matematico — ribelle, scostante, matto da legare, autistico o quasi — e, a ogni matematico cui venga riconosciuto questo status, è assicurato un bagaglio aneddotico più o meno ricco, in proporzione al talento dimostrato. Si narra, ad esempio, che al giovane Gauss ancora scolaro fu inflitta la punizione di sommare i numeri dall’1 al 100. Con buona pace dell’insegnante, lui fornì il risultato in pochi secondi, invocando il principio semplificatore per cui le coppie di numeri in posizioni simmetriche rispetto al centro della successione danno tutte come somma 101 (1+100=101, 2+99=101, …, 50+51=101).
Realtà o invenzione che sia, o combinazione sapiente delle due, questo episodio è un modo efficace, e forse l’unico, di accostarsi al mistero che appartiene a certe menti prodigiose. D’altra parte, la genialità è un potente motore narrativo in quanto ha a che fare con l’ignoto e con l’inconoscibile e non c’è da stupirsi che sia al centro di tante storie: film di successo, come Will Hunting o A beautiful mind, e addirittura fiction televisive — sono queste a sancire definitivamente l’emergenza di un fenomeno — come Numb3rs. Dagli aneddoti storici fino ai serial hollywoodiani, le caratteristiche del Genio Matematico sono quasi sempre le stesse e sono codificabili in una serie di binomi: genio e sregolatezza, genio e precocità, genio e isolamento, genio e malattia. Il talento e il suo rovescio, insomma: il dono e lo scompenso che si paga per averlo. Nel romanzo Il matematico indiano (Mondadori, pagine 608, e 20), David Leavitt fa coraggiosamente i conti con questa iconografia, raccontando la storia (vera) del più emblematico fra i Geni Matematici: Srinivasa Ramanujan. Coraggiosamente, sottolineiamo, perché una delle sfide più difficili per un romanziere è proprio riuscire a spremere della buona letteratura da un cliché così abusato. Che Leavitt ci riesca in pieno, tanto vale dirlo subito.

La scena si svolge quasi interamente a Cambridge, nel microcosmo protetto del Trinity College, prima durante e immediatamente dopo il primo conflitto mondiale. Il sabato sera gli Apostoli si riuniscono davanti a un focolare, per rileggere e discutere saggi conservati in un vecchio baule. Sono i membri di una società segreta, la cui segretezza ormai «è una barzelletta» e vengono identificati da un numero. La maggior parte di loro è fatta «in quel tal modo» — vale a dire «omosessuale» — e tra i confratelli spiccano personalità del calibro di Russell, Littlewood, Whitehead e Wittgenstein. Godfrey Harold Hardy, che del romanzo di Leavitt è il vero protagonista, è il numero 223.

Nel 1913 Hardy ha trentacinque anni ed è un ricercatore in matematica già noto e rispettato in ambito accademico. «L’ultimo giorno di gennaio » riceve una lettera dall’India, destinata a cambiargli la vita. Il mittente è un contabile del porto di Madras: scrive di avere ventitré anni, nessuna istruzione universitaria alle spalle, di guadagnare appena venti sterline l’anno e di avere ottenuto risultati sorprendenti «sulle serie divergenti in generale ». Riporta una sfilza di equazioni strampalate e prive di dimostrazione, che non assomigliano a «nessun tipo di matematica a lui (a Hardy) nota». Solo un risultato appare familiare: la serie di Bauer, scoperta pochi anni addietro, nel 1859.

Ora, — ragiona Hardy — nessuna persona priva di formazione universitaria saprebbe arrivare autonomamente a quella formula, quindi l’indiano dev’essere un impostore.
Oppure. Oppure quella che ha di fronte è l’opera sfrontata di un genio: un genio privo di guida, vista l’assenza di rigore deduttivo, «selvaggio e incoerente, come una pianta di rose rampicanti che avrebbe dovuto essere preparata per crescere su un graticcio, e invece sfugge al controllo».

Dopo alcuni tentennamenti e su incoraggiamento di Littlewood, Hardy risponde alla lettera. Alla sua risposta ne segue un’altra e così via, finché dal carteggio non emerge senza ulteriori dubbi che Ramanujan, il misterioso indiano, possiede un dono formidabile, prezioso e inespresso. Avendo a disposizione soltanto due libri di matematica elementare, che conosce a memoria, è infatti riuscito a derivare alcuni dei più sofisticati teoremi e a congetturarne una miriade di nuovi, che a guardarli sembrano «una forma di poesia». Hardy decide di portarlo a Cambridge e, faticosamente, ha la meglio sull’immobilismo ottuso della macchina universitaria e sulle riserve dello stesso Ramanujan, che da osservante bramino qual è, si rifiuta di lasciare l’India per il timore di offendere le divinità. Neville, un altro collega, si reca di persona a Madras per prelevarlo.

Durante la lunga attesa, Hardy si prefigura il prodigio indiano, le scoperte che porta in serbo senza saperlo, e a volte, in brevi attimi di cedimento, anche il suo corpo bruno e snello. Finalmente, ma ben oltre pagina 100, Ramanujan sbarca in Inghilterra e con il suo arrivo ha inizio una delle collaborazioni più fruttuose nella storia della scienza. Il sodalizio condurrà, verso la fine del 1916, alla scoperta della formula asintotica per la funzione di partizione di un numero intero, la formula di Hardy-Ramanujan per l’appunto, che nel romanzo compare esplicitamente insieme a poche altre, più come ornamento della pagina che per reale necessità (fu proprio Hardy, d’altronde, a rivendicare nella sua Apologia di un matematico la bellezza della matematica in sé e per sé).

Nonostante il titolo, Il matematico indiano racconta molto di Hardy, un po’ dei suoi colleghi Littlewood e Neville, qualcosa in più della moglie di quest’ultimo, Alice (un personaggio femminile era necessario per stemperare lo stradominio maschile), ma poco di Ramanujan. Il matematico indiano è il perno della storia, la discontinuità intorno alla quale essa prende avvio e poi si regge in piedi, ma è condannato a restare in ombra. La sua figura non si discosta granché dall’aneddotica ben conosciuta del personaggio storico e dai binomi già menzionati, la sua anima è impenetrabile. A prima vista, potrebbe trattarsi di un limite oppure di un eccesso di cautela da parte dell’autore — raccontare gli inglesi, per lui, è senz’altro più facile che vestire i panni di un giovane indiano taciturno —, ma più probabilmente questa reticenza ha a che fare con l’abisso della genialità stessa, un abisso che non permette di farsi conoscere neppure da colui che lo possiede (Ramanujan sostiene che la dea Namagiri gli scriva le formule sulla lingua nottetempo).

La genialità in sé, sembra suggerire Leavitt, è del tutto insondabile e proprio per questo dobbiamo ricorrere a bizzarri episodi e a luoghi comuni per descriverla ed esorcizzarla. Funziona per costruire una fiction o un film intrigante, ma non è davvero interessante per un romanziere e neppure eroica, in quanto trascende ogni forma di volontà. Vale la pena, invece, di raccontare il polverone che essa solleva intorno a sé: le invidie dei colleghi, l’attrazione (di Alice Neville), il rifiuto o la curiosità morbosa. Così come, seppur meno dotato, è molto più eroico Hardy, che ha l’acume di individuare un genio, l’umiltà di riconoscerlo più grande di se stesso e soprattutto la capacità di accrescerlo e indirizzarlo, fino a condurlo là dove è nato per arrivare.

Paolo Giordano
04 settembre 2008(ultima modifica: 10 settembre 2008)

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La poesia dei numeri, ultima seduzioneultima modifica: 2008-09-15T22:51:10+02:00da mirea1954
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7 pensieri su “La poesia dei numeri, ultima seduzione

  1. Segnalo il seguente fondamentale e originalissimo contributo del matematico Onofrio Gallo (n.1946 a Cervinara, Valle Caudina)relativo a due famose serie divergenti.LE SERIE eta E zeta DI RAMANUJAN E I TEOREMI eta- E zeta-MIRABILIS DI GALLO
    E’ noto che il matematico inglese G.H.Hardy (1877 -1947) nel gennaio del 1913 ricevette la prima lettera da parte del matematico autodidatta indiano S.A. Ramanujan ( 1887- 1920) nella quale affermava che che la serie divergente
    (R1) 1 -2 +3 +4-5+….+ (2n+1), – (2n+2),….
    non era affatto divergente, ma convergeva alla somma S1=1/4.
    In precedenza, nel 1912, in un’altra sua lettera indirizzata al Prof. Hill, aveva affermato che la serie divergente (R2) 1 +2 +3 +4+ +n, +(n+1),……. convergeva al valore-somma S2= -1/12.
    Un valore negativo come somma di infiniti addendi positivi! Era un errore clamoroso, dovette pensare il prof. Hill, che, in una sua lettera datata 7 dicembre 1912, si espresse in termini negativi sul risultato ottenuto da Ramanujan, mettendolo bene in guardia quando in seguito avesse avuto a che fare con le serie divergenti e limitandosi a stilare un giudizio molto superficiale sul superficiale matematico indiano, concedendogli al più di essere < un uomo con un certo gusto per la matematica e dotato di qualche abilità>!
    Ma, sfortunatamente per il Prof. Hill, poiché i valori S1 ed S2, calcolati da Ramanujan – senza fare uso, rispettivamente, delle serie eta di Dirichlet e zeta di Riemann ( attribuendo il valore -1 al loro argomento) – sono esatti, che cosa dobbiamo pensare del povero Prof. Hill?
    Lo dobbiamo forse porre sullo stesso piano del compagno di studi di Ramanujan , più grande di lui e ritenuto il più intelligente, che nel 1902 sfidò il quindicenne Ramanujan a risolvere il sistema di quarto grado √x+y=7, √y+x=11, la cui soluzione Ramanujan ottenne subito presupponendo che x e y dovevano essere necessariamente entrambi quadrati perfetti, come lo sono appunto x=9 ed y=4 ?
    Per quanto riguarda il calcolo dei valori S1 ed S2 delle due serie divergenti di cui sopra non sappiamo in che modo Ramanujan ottenne i due risultati. Con le solite frazioni continue? O in altro modo, in ogni caso prescindendo dalla conoscenza delle serie eta e zeta?
    Una cosa è certa che, così come fece Ramanujan, prescindendo cioè dalla conoscenza delle serie eta e zeta, anche il matematico italiano Onofrio Gall nel suo CODEX CERVINARENSIS, sfruttando adeguatamente il suo Teorema Mirabilis, nel 1997 ha messo a punto, in base a due suoi teoremi che enunceremo più avanti, un metodo , mediante i quali si possono ottenere subito i valori S1 ed S2 cercati. In che modo?
    Egli, nell’opera citata, calcola dapprima le soluzioni e di Gallo, rispettivamente uguali a (x1,y1)=(-1, -2) e (x2,y2)=(-1, +2), delle due equazioni diofantee (E) x-2y=3 e (Z) x+2y=3 e costruisce, da un lato, la eta-funzione generale di simmetria di Gallo E(h)= 3+2(h)^1 di grado 1, con la eta-condizione di simmetria di Gallo (ECSG) E(h)=- E(k) cioè 3+2(h1)^1 = -[3 +2(k1)^1] e, dall’altro lato, la zeta-funzione generale di simmetria di Gallo Z(k)= 3 -2(k)^1
    Di grado 1, con la zeta-condizione di simmetria di Gallo (ZCSG) E(h)=-Z(k) cioè 3 +2(h2)^1= -[3 -2(k2)^1]

    Mostriamo ora in che modo Onofrio Gallo ha calcolato la eta-soluzione di Gallo (h1,k1)= (x1,y1) =(-1,-2) che soddisfa la (ECSG).
    Egli considera le tre equazioni diofantee consecutive di Gallo associate ai primi cinque addendi 1, -2 , +3, +4.-5 della serie (R1) date da:
    (G1) 1x-2y=3
    (G2) -2x+3y=-4
    (G3) 3x-4y=5
    Dalla (G3) egli ricava x=(5+4y) che sostituisce nella (G2) ottenendo y1=-2 che, sostituito nella (G1), fornisce x1=-1.
    Allo stesso modo ricava (x2,y2) = ( -1, +2) a partire dalle tre equazioni diofantee consecutive di Gallo associate ai primi cinque addendi 1 ,2 , 3, 4, 5 della serie (R2).
    Il risultato S1=1/4 segue dal seguente:
    Teorema eta-Mirabilis di Gallo
    “La serie divergente (R1) 1 -2 +3 +4 -5+….+ (2n+1), – (2n+2),….converge al valore S1=(x1/y1)^2 se, e solo se, essendo E(h)= 3+2(h)^1 la eta-funzione generale di simmetria di Gallo di grado 1, si verifica che la soluzione eta di Gallo ottenuta dalle tre equazioni diofantee consecutive di Gallo associate ai primi cinque addendi 1, -2, +3, +4, -5 della serie (R1) date da:
    (G1) 1x-2y=3
    (G2) -2x+3y=-4
    (G3) 3x-4y=5
    calcolata a ritroso, in funzione di x, soddisfa la eta-condizione di simmetria di Gallo (ECSG) E(h)=- E(k) , cioè 3+2(x1)^1 = -[3 +2(y1)^1]”
    Nel caso in esame, poiché la soluzione (x1,y1) =(-1,-2) soddisfa la (ECSG), in quanto risulta 3+2(-1)= -[3 +2(-2)^1], cioè 1=1, si ottiene S1= (-1/-2)2=1/4.
    In base al seguente Teorema zeta-Mirabilis di Gallo
    “La serie divergente (R1) 1+ 2+ 3 +4-5+….+ (2n+1), – (2n+2),….converge al valore
    S2=[ ( 1/ 2(y2-x2)](x2/y2) se, e solo se, essendo Z(k)= 3-2(k)^1 la zeta-funzione generale di simmetria di Gallo di grado 1, si verifica che la soluzione zeta di Gallo ottenuta dalle tre equazioni diofantee consecutive di Gallo associate ai primi cinque valori 1, 2, 3, 4, 5 della serie (R2) date da:
    (H1) 1x+2y=3
    (H2) 2x+3y=4
    (H3) 3x+4y=5
    calcolata a ritroso, in funzione di x, soddisfa la
    zeta-condizione di simmetria di Gallo (ZCSG) E(h)=-Z(k) , cioè 3 +2(x2)1= -[3 -2(y2)1].”
    In questo caso, essendo soddisfatta la zeta-condizione di simmetria di Gallo (ZCSG) 3 +2(x2)^1= -[3 -2(y2)^1, in quanto 3+2(-1)= +1= -(3-4)
    Ne segue che S2= (-1/2)(1/6)=-1/12.
    D’altra parte,se non si vuole applicare il zeta- Teorema Mirabilis di Gallo, è sufficiente ricordare che da S2=-(1/3)S1 segue subito S2= -1/12.
    ( Condensato dal CODEX CERVINARENSIS di Onofrio Gallo, su Licenza dell’Autore).
    A cura di U. Esposito..

  2.  Il Problema di Strand
    Il famoso Problema di Strand, risolto da Ramanujan, ancora una volta, con l’uso delle frazioni continue è rappresentato dall’equazione diofantea non lineare (S) 2x^ 2+4x-y ^2-y=-2
    che è un caso particolare dell’equazione generale di Gallo (SG) 2x^2 – y^2 + 4x- y = m^2 – m – 2 (m=0) che risolve tale categoria di problemi relativi ad un numero naturale non nullo n variabile nell’intervallo discreto finito dei naturali (1, r), in modo che la somma dei numeri alla sinistra di n risulti uguale alla somma dei numeri posti alla destra di n:
    L’ equazione (S) si risolve con l’uso del Teorema Mirabilis di Gallo, come mostreremo subito, senza radicali, senza tentativi e senza l’uso delle frazioni continue, usando le due Funzioni Generali di Simmetria di Gallo di gradi 2 ed 1 rispetto ad x ed y:
    FF(x,y) = (-2-2(2×2+4x-y ^2-y)) ( a meno di un fattore inessenziale, omesso per maggior chiarezza), , da cui si ottengono le due sottofunzioni di simmetria di Gallo per x=x j, cioè:
    F(x h) =i h = (-2-2(2x h^2+4x h))
    F(yk) = i k =(-2-2( -yk^ 2-y k))
    Le soluzioni dell’equazione (S) sono le xh e le yk, tali che
    F(xh ) = -F(yk ) ( h e k sono pedici)
    Siccome le x j variano tra 51 e 499 , per x h = 203, essendo F(203)= -166462 e, per y k=288, essendo F(288)= +166462, ne segue che la soluzione del problema è x+1=203+1=204.
    Ma qual era il Problema di Strand, rappresentato dalla (S)?
    Il numero di dicembre 1914 della rivista STRAND riportava uno strano problema che un amico indiano di Ramanujan, un certo P.C. Mahalanobis stava cercando di risolvere, seduto con la rivista a un tavolo dell’appartamento del grande matematico indiano a Cambridge, dove lavorava insieme a G.H.Hardy e J. Littlewood.
    Tra tentativi ed errori, dopo alcuni minuti, Mahalanobis riuscì a risolvere il problema col quale era alle prese.
    Letto il testo del problema a Ramanujan, questi ne dettò subito la soluzione all’amico sbalordito: l’aveva ottenuta con le frazioni continue. Ed ecco il problema:
    “ L’altro giorno, diceva un tale W.Rogers agli altri abitanti del villaggio raccolti intorno al fuoco, stavo parlando con un
    gentiluomo di Leuven (Lovanio, in Belgio), che i tedeschi hanno dato alle fiamme.
    Diceva di conoscerlo bene, quel luogo…Ci andava a trovare un amico belga.
    Disse che la casa dell’amico era in una lunga strada, le cui case su quel lato della strada erano numerate 1,2,3,..e così via.Disse che la somma di tutti i numeri su un lato (a sinistra) di casa sua dava esattamente lo stesso risultato della somma di tutti i numeri sull’altro lato della strada ( a destra) di casa sua.
    Che cosa strana! Disse di sapere che c’erano più di 50, ma meno di 500 case su quel lato della strada.
    Ho parlato della cosa con il nostro parroco e lui ha preso un lapis e ha trovato il numero civico della casa in cui viveva il belga.Non so come abbia fatto”

    Indicando con …51, 52,…,x, (x+1), (x+2),…,y,……….,499
    la successione dei numeri civici tra i quali si trova la soluzione x+1, basta imporre l’uguaglianza:
    (1+x)x/2= (x+2+ y)[y –(x+1)]/2.
    Da cui si ottiene la risolvente (S), che si risolve come indicato.
    Il problema è stato risolto, per la prima volta senza l’uso delle frazioni continue e per simmetria, dal matematico Onofrio Gallo (n.1946 a Cervinara, in Valle Caudina)e contenuto nel suo CODEX CERVINARENSIS. cura di Umberto Esposito

  3.  Il Problema di Strand e il Teorema Mirabilis di Gallo
    Il famoso Problema di Strand, risolto da Ramanujan, ancora una volta, con l’uso delle frazioni continue è rappresentato dall’equazione diofantea non lineare (S) 2x^ 2+4x-y ^2-y=-2
    che è un caso particolare dell’equazione generale di Gallo (SG) 2x^2 – y^2 + 4x- y = m^2 – m – 2 (m=0) che risolve tale categoria di problemi relativi ad un numero naturale non nullo n variabile nell’intervallo discreto finito dei naturali (1, r), in modo che la somma dei numeri alla sinistra di n risulti uguale alla somma dei numeri posti alla destra di n:
    L’ equazione (S) si risolve con l’uso del Teorema Mirabilis di Gallo, come mostreremo subito, senza radicali, senza tentativi e senza l’uso delle frazioni continue, usando le due Funzioni Generali di Simmetria di Gallo di gradi 2 ed 1 rispetto ad x ed y:
    FF(x,y) = (-2-2(2×2+4x-y ^2-y)) ( a meno di un fattore inessenziale, omesso per maggior chiarezza), , da cui si ottengono le due sottofunzioni di simmetria di Gallo per x=x j, cioè:
    F(x h) =i h = (-2-2(2x h^2+4x h))
    F(yk) = i k =(-2-2( -yk^ 2-y k))
    Le soluzioni dell’equazione (S) sono le xh e le yk, tali che
    F(xh ) = -F(yk ) ( h e k sono pedici)
    Siccome le x j variano tra 51 e 499 , per x h = 203, essendo F(203)= -166462 e, per y k=288, essendo F(288)= +166462, ne segue che la soluzione del problema è x+1=203+1=204.
    Ma qual era il Problema di Strand, rappresentato dalla (S)?
    Il numero di dicembre 1914 della rivista STRAND riportava uno strano problema che un amico indiano di Ramanujan, un certo P.C. Mahalanobis stava cercando di risolvere, seduto con la rivista a un tavolo dell’appartamento del grande matematico indiano a Cambridge, dove lavorava insieme a G.H.Hardy e J. Littlewood.
    Tra tentativi ed errori, dopo alcuni minuti, Mahalanobis riuscì a risolvere il problema col quale era alle prese.
    Letto il testo del problema a Ramanujan, questi ne dettò subito la soluzione all’amico sbalordito: l’aveva ottenuta con le frazioni continue. Ed ecco il problema:
    “ L’altro giorno, diceva un tale W.Rogers agli altri abitanti del villaggio raccolti intorno al fuoco, stavo parlando con un
    gentiluomo di Leuven (Lovanio, in Belgio), che i tedeschi hanno dato alle fiamme.
    Diceva di conoscerlo bene, quel luogo…Ci andava a trovare un amico belga.
    Disse che la casa dell’amico era in una lunga strada, le cui case su quel lato della strada erano numerate 1,2,3,..e così via.Disse che la somma di tutti i numeri su un lato (a sinistra) di casa sua dava esattamente lo stesso risultato della somma di tutti i numeri sull’altro lato della strada ( a destra) di casa sua.
    Che cosa strana! Disse di sapere che c’erano più di 50, ma meno di 500 case su quel lato della strada.
    Ho parlato della cosa con il nostro parroco e lui ha preso un lapis e ha trovato il numero civico della casa in cui viveva il belga.Non so come abbia fatto”
    Indicando con …51, 52,…,x, (x+1), (x+2),…,y,……….,499
    la successione dei numeri civici tra i quali si trova la soluzione x+1, basta imporre l’uguaglianza:
    (1+x)x/2= (x+2+ y)[y –(x+1)]/2.
    Da cui si ottiene la risolvente (S), che si risolve come indicato.
    Il problema è stato risolto, per la prima volta senza l’uso delle frazioni continue o delle equazioni di Fermat-Pell, ma unicamente per simmetria, dal matematico Onofrio Gallo (n.1946 a Cervinara, in Valle Caudina)e contenuto nel suo CODEX CERVINARENSIS. cura di Umberto Esposito

  4. IL TEOREMA FONDAMENTALE DELL’ALGEBRA- DUE SCOPERTE ECCEZIONALI!
    La più breve dimostrazione in assoluto nella Storia della Matematica del Teorema Fondamentale dell’Algebra (TFA) è senza alcun dubbio quella ottenuta (10 maggio 2002) dal matematico italiano Onofrio Gallo (n. 1946 a Cervinara, Valle Caudina). Essa si fonda sul Teorema Z-Mirabilis di Gallo : lo stesso teorema che ha consentito di dimostrare al suo autore l’Ipotesi di Riemann in solo sette righe (Teorema RH-Mirabilis di Gallo, 2005 e 2010). Il matematico cervinarese è riuscito a dimostrare il Teorema Fondamentale dell’Algebra in solo dieci righe! La sua dimostrazione è ineccepibile : si fonda su concetti di doppia simmetria da cui essenzialmente dipende l’esistenza di una radice complessa di un polinomio F(z) a coefficienti reali o complessi di grado n finito intero positivo nella variabile z reale o complessa. Si tratta di un risultato eccezionale per eleganza e concisione matematica, degno dei più grandi geni matematici, tenuto conto che lo stesso K.F. Gauss solo in un arco temporale di mezzo secolo (dal 1799 al 1849) riuscì a dimostrare completamente il TFA mediante una dimostrazione non certo alla portata di tutti. Un’altra scoperta, sempre connessa con l’esistenza e il calcolo delle radici della F(z)=0 ottenuta dallo stesso matematico cervinarese involve sia il Teorema Mirabilis di Gallo sia altri due sui teoremi mirabili pitagorici che sono collegati alla struttura del nucleo delle radici dell’equazione F(z)=0 e che consentono di calcolare z (reale o complesso) a partire dai cosiddetti “ triangoli mirabili di Gallo” (rettangoli) dei quali è sempre nota la cosiddetta “ipotenusa mirabilis”, la cui esistenza e il cui valore sono inscindibilmente connessi alla stessa F(z)=0. Tale eccezionale scoperta è stata resa possibile grazie alla struttura “nucleare” dello stesso Teorema Mirabilis di Gallo che si comporta come una chiave “passepartout” per entrare nei nuclei strutturali di qualsiasi equazione algebrica o diofantea ( del tipo ax^r+by^s=cz^t e derivate) consentendo di individuare ogni volta esattamente ( tramite la simmetria) le soluzioni delle rispettive equazioni in uno o più passi a seconda del grado n di tali equazioni. Gli argomenti qui illustrati molto sinteticamente sono contenuti, con vari esemplificazioni, nel Codex Cervinarensis dove vengono risolte equazioni algebriche di grado superiore al secondo con metodi che fanno impallidire e diventare anacronistici( nei casi n=3 ed n=4)persino i più consolidati teoremi e le più note formule (comprese quelle risalenti a Cardano e a Ferrari), compresi quelli di cui si avvalgono ancora oggi i metodi risolutivi delle equazioni algebriche di grado n>4. Nell’universo algebrico di Onofrio Gallo regnano sovrane le simmetrie collegate ai nuovi teoremi “mirabili”di Gallo che consentono, a loro volta, di penetrare in modo originale le simmetrie “nascoste” (ma presenti) nei nuclei strutturali delle equazioni algebriche e diofantee gettando in tal modo un sorprendente e inimmaginabile ponte verso le basi effettive di quella che nei prossimi decenni potrebbe essere definita Teoria Mirabilis di Gallo sulle Equazioni Algebriche e Diofantee. Per la loro profondità e originalità tali risultati proiettano il loro Autore, il “mathematicus mirabilis”, verso una civiltà dei numeri per certi aspetti molto più avanzata di quella attuale, in una sfera superiore a dir poco “matemagica”. Una sfera di cristallo per la decifrazione dei segreti delle equazioni algebriche e diofantee e delle loro soluzioni (tenuta ben segreta e a a buon diritto dal suo Autore) le cui meraviglie non sono stato autorizzato a diffondere in rete. Ad Maiora! L’importante è che si sappia che tali scoperte esistono da un bel pezzo! News a cura di Umberto Esposito per gentile concessione dell’Autore
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