Letteratura nascente

Casa della Cultura
Biblioteca Dergano Bovisa
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LETTERATURA NASCENTE

XIII ciclo – 2° incontro
Sabato 29 novembre 2008
ore 16,30

Gëzim Hajdari è nato nel 1957 in Albania, a Lushnje: un “piccolo villaggio collinoso della provincia di Darsìa”.

Si è laureato in Lingua e Lettere Albanesi presso l’Università di Elbasan. Nel 1991 fonda un giornale con altri intellettuali albanesi: “Il momento della parola”, di cui diventa vicedirettore. Dal 1992 vive in Italia nella città di Frosinone. Presso l’Università La Sapienza di Roma ha conseguito la laurea in Lettere Moderne.
Ha ricevuto riconoscimenti significativi, tra cui il prestigioso premio Montale per la poesia inedita nel 1997 e il premio Bellezza.

Produzione letteraria:
Sassi contro vento – Gure kunder eres (Laboratorio delle Arti, 1995)
Ombra di cane – Hije qeni (dismisuratesti, 1993)
Pietre al confine (Bottega Grafica, 1998)
Corpo presente (Botimat Dritëro, 1999)
Antologia della pioggia (Fara Editore, 2000)
Stigmate – Vrage (Besa, 2002)
Erbamara – Barihidhur (Fara Editore, 2001)
Spine nere – Gjemba te zinj (Besa, 2004)
San Pedro Cutud: viaggio negli inferi del tropico (Fara Editore, 2004)
Maldiluna – Dhimbjehene (Besa, 2005)
Poema dell’esilio – Poema e mërgimit
(FaraEditore, 2005)
Muzungu diario in nero (Besa, 2006)
La peligòrga (Besa 2007)
Poezi te zgjedhura 1990-2007 (Besa, 2007)
Mondkrank (Pop Verlag 2008)
Poesie scelte 1990 – 2007 (Besa 2008)

“Gëzim Hajdari, con la sua opera sta universalizzando l’essere stesso del migrante. La precarietà, la solitudine, la emarginazione come situazione della migrazione individuale è il canto che si sprigiona dalla poesia del poeta di origine albanese. Dante aveva universalizzato la pur reale condizione della lontananza dalla sua patria, trasfigurandola come lontananza del singolo dalla gloria e dalla salvezza eterna, dal Paradiso; Gëzim Hajdari ha universalizzato, invece, la necessità dell’abbandono e della lontananza da qualcosa di prettamente terreno. In Dante l’esilio, l’attaccamento alla patria terrestre, viene scavalcato dalla vita eterna; in Hajdari, l’esilio conduce al superamento di ogni legame con un territorio terrestre lasciando l’uomo senza altro territorio se non il proprio corpo. E’ la condizione dell’orfano perenne che deve contare sulle proprie forze per sopravvivere, senza alcuna adozione. Il paragone con Dante potrebbe sembrare eclatante, ma a quanto mi è dato di conoscere, difficilmente nella storia italiana o addirittura nella letteratura mondiale, è rintracciabile un poeta capace di universalizzare la situazione dell’esilio e dello spaesamento così come avviene in Hajdari.”

Raffaele Taddeo
dalla quarta di copertina

Letteratura nascenteultima modifica: 2008-11-30T08:28:00+01:00da mirea1954
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