Manuale di scrittura creativa

di Roberto Cotroneo

Recensione di Linnio Arriconi

Quanto mi piaceva Roberto Cotroneo as a young man e firmava le sue acide note come Mamurio Lancillotto, menando fendenti dalle colonne del Domenicale del Sole 24 ore con sana ribalderia da bravo manzoniano, omaggiando così la ghignante ferocia di quel ‘600 da cui aveva ripescato il colto pseudonimo. Troppo spesso, però, come ben sapeva Pitigrilli, l’incendiario si metamorfosa in pompiere e quel Mr.Hyde trinariciuto che imperversava sul Domenicale della Confindustria ha preferito ricomporsi nella tranquillizzante fisionomia di un posato, flemmatico Dr. Jekill. L’eclisse del critico è coincisa così con la nascita dello scrittore e la pubblicazione dell’ inevitabile opera prima: Se una mattina d’estate un bambino (1994). In questa specie di lettera ideale, Cotroneo-Jekyll, da bravo padre à la page, si ingegnava nel trasmettere al figlioletto di pochi mesi l’amore per la letteratura, commentando opere che lo scrupoloso spockiano genitore riteneva imprescindibili per la formazione culturale ed emotiva del pargolo. L’afflato pedagogico, però, si rivelava ( anche questo accade troppo spesso) come un pessimo consigliere, perché l’inderogabile istanza educativa partoriva pagine soporifere dominate da una anestetizzante melassa di basso conio critico, capace di svuotare i testi consigliati da ogni loro tratto peculiare e significante. Prufrock e Holden si ritrovavano così, in quelle pagine, inopinatamente a braccetto con Peter Pan e il Glenn Gould de Il soccombente di Bernhard, intenti a neutralizzarsi a vicenda come inerti, intercambiali marionette che recitavano su un teatrino di carta, fragile ed inconsistente. Una vampirizzazione che privava questi personaggi della loro anima e forza, trasformandoli in esangui macchiette per dilettare ed erudire il pupo. Era solo l’atto iniziale di una abiura in progress con la quale il neo-Cotroneo prendeva congedo dalla sulfurea verve del vecchio, buon Mamurio. La palinodia coincideva con lo schiudersi di un prestigioso cursus honorum: la scrittura di 6 romanzi, importanti incarichi all’Espresso, Unità e Panorama, la direzione della scuola di giornalismo della Luiss di Roma. Ma il furore pedagogico-didascalico non si tacita tanto facilmente: per soddisfare l’antico daimon peda-didattico di Se una mattina d’estate, Cotroneo ha fondato anche lui la sua scuola di scrittura. Creativa, certo che sì. Ecco spiegata l’origine di questo ennesimo Manuale di scrittura creativa che va a rinfoltire la consistente pila di testi che all’argomento sono dedicati. In realtà, su un totale di 220 pagine, solo 136 sono occupate dalle anodine ed eteree lezioni di Cotroneo, vaghe e trasparenti come certa umida caligine estiva destinata a dissolversi al primo sole. Poi una paginetta e mezzo di Camilleri sulla costruzione del personaggio, e poi eterogenei consigli per l’aspirante scrittore, offerti da addetti ai lavori quali Gavronski, Gilodi, Nicolazzini. A seguire una sessantina di pagine piene di indirizzi web, di riviste, di nomi di editor ed agenti, di luoghi- virtuali e non-: cioè, tutto ciò che serve a poter pubblicare, ma che non avete mai osato chiedere. Per tornare al verbo cotroneano, ciò che colpisce in queste sue dieci lezioni (ciascuna di poche pagine, corredate da breve sinossi introduttiva ed esercizi finali: ah, il daimon peda-didattico che mai si quieta…), è la tediosità di uno stile piano e monocorde, pretenzioso negli intenti quanto insipiente nella formulazione. Ma forse proprio la desolante, languorosa monotonia espressiva del decalogo cotroneano è materia prima necessaria alla formazione degli aspiranti scrittori. Qua e là, come un imbonitore da circo di periferia che, nel padiglione delle meraviglie annuncia il prossimo arrivo della donna-tronco, Cotroneo, per rompere la fitta trama delle tautologie, si esibisce in affermazioni sconcertanti, prive di ogni veridicità testuale, ma comunque regalate agli aspiranti scrittori con spocchia baldanzosa. Scrive per esempio il Nostro: “L’idea che gli scrittori, prima di cominciare una storia, abbiano davanti a loro uno schema preciso di quello che faranno è tra le più sbagliate che ci siano. Si naviga a vista, lasciando che la storia prenda forma da sé:”. Ma l’Ulisse di Joyce? Ma La vita: istruzioni per l’uso? Ma Underworld ? Ma Il castello dei destini incrociati? E quell’Umberto Eco (di cui, fra l’altro, Cotroneo è stato sommo esegeta) che non più tardi di pochi giorni fa, su Repubblica, parlando della elaborazione dei suoi romanzi, rivendicava l’esistenza di un “piano di costruzione” fortemente meditato nella stesura delle sue opere? Ma a Cotroneo tutto questo poco cale. In apertura di manuale, il Nostro dice che lui scrive “ per sedurre il mondo” e che anche l’aspirante scrittore deve imporsi una simile missione. Ma, bontà sua, il Nostro capisce anche che un obiettivo similare può risultare arduo; e ci viene incontro, indicandoci anche il Modello Unico a cui i lettori di questo Manuale debbono guardare. Ci vuol davvero bene e, per non additare opere extravaganti, troppo spazio-temporalmente lontane, Cotroneo ci offre, quale supremo esempio a cui tutti dovremmo ispirarci, la sua Opera Integrale. Che meravigliosa, parodistica autoinvestitura! Viene in mente Pontiggia a cui fra l’altro, in esergo, viene dedicato questo libro: anche lui teneva corsi di scrittura creativa e scriveva: “Quando insegnavo scrittura creativa, i miei allievi leggevano quasi tutti i libri che citavo durante le lezioni. Alla fine del corso avevano completamente dimenticato di voler scrivere il loro romanzo e si erano trasformati in accaniti lettori, capaci di aggredire con coscienza critica persino i grandi classici, attenti alle cose che vanno bene, non indifferenti ai passaggi che non funzionano”.

Manuale di scrittura creativaultima modifica: 2008-12-22T12:23:00+01:00da mirea1954
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