Grotteschi e Arabeschi

Un balzo a ritroso che attraversa due secoli, l’incontro con un maestro-mostro, il contatto implosivo fra poetiche distanziate da mezzo abisso che tuttavia vogliono spingersi oltre i propri confini per fagocitarsi a vicenda in una fusione oscura, tesa, febbricitante. Trevisan che rivisita Poe, oppure Poe che raggiunge (si fa raggiungere) da un collega lontano mille-miglia-luce nello spazio e nel tempo? Ha senso porsi interrogativi sulla natura di un big bang narrativo come quello che gioca ad autoalimentarsi in questo nuovo mirabolante Grotteschi e Arabeschi? Probabilmente sì, se il primo dubbio da risolvere coinvolgerà l’ipotesi di un tributo riverente e dimesso, cioè il sospetto che a guidare un autore contemporaneo già celebre per inestirpabili devozioni verso un altro grande della letteratura mondiale (Thomas Bernhard) sia stato il desiderio necessitante di spostarsi anche laddove nessuno si sarebbe aspettato che andasse, ovvero tra le fittissime maglie di un immaginario orrifico ormai canonizzato, forse addirittura logoro, sicuramente inarrivabile. Cervellotico, ossessionante, asfissiato in un mondo egotico senza vie di fuga capaci di trovare soluzioni aliene alle ossessioni stesse, l’universo di parole che lo scrittore vicentino ha sempre saputo costruirsi in un decennio abbondante di attività autoriale rimane tuttora (almeno in Italia) l’emblema di una letteratura che non rinuncia alla cattiveria, all’esposizione di nudità mefitiche, scomode, alla ricerca, insomma, di linguaggi concepiti non solo per codificare la realtà (la verità? – se esiste) ma soprattutto per sollazzarsi a plasmarla ex-novo, assumendo come punti di partenza gli anfratti ombrosi dei nostri gesti quotidiani, dei movimenti maldestri con cui sonnambulamente calpestiamo la terra e il cemento.

… di Ade Zeno

Grotteschi e Arabeschiultima modifica: 2009-03-23T21:33:00+01:00da mirea1954
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