Autoreverse

Francesco Forlani

Moby Dick e la vita. Chiamatemi Angelo. Angelo Cocchinone, di Casapulla, anzi di Casagiove, portiere di notte. L’Hotel Roma è una nave, il Pequod alla ricerca del mistero della balena bianca. Angelo lavora a Torino, ma è laureato in lettere. Lui è esperto di storie, così come Ismaele era esperto di cetacei, da quelli più comuni, a quelli più rari e leggendari. Mi domando se sia un caso che Cesare Pavese amasse la letteratura americana, che si deve a questa sua passione, coltivata meticolosamente nell’officina dell’Einaudi, se il capolavoro di Melville venne portato in Italia? Certo questa suggestione che sale dalla lettura delle pagine di Autoreverse trascina come un’onda marina. Le notti dei portieri d’albergo sono notti marine. Scrutano le anime dei viaggiatori come in cielo si inseguono le stelle alla ricerca della rotta polare.
Torino, Hotel Roma, stanza 313, anzi 346. Qui lo scrittore de La bella estate si è il 27 agosto 1950. Stanza 313, anzi 346 (dopo la ristrutturazione dell’albergo). La differenza fa 33. Non si tratta di numeri simbolici. Sono tracce per segnare la rotta in cerca di un Pavese inedito, nella notte dell’anima, quando un incontro, fosse pure poco importante, ti gira le spalle, e si rimane soli, idioti come nessuno si immaginerebbe, come nessuno si aspetterebbe da uno dei più lucidi scrittori italiani del novecento. Ed invece arriva una donna, ha il nome esotico, una bellezza incredibile, di colpo scopri che persino la bellezza delle colline della tua terra è insignificante e incapace di colmare il tuo vuoto. E’ solo un’ombra che anticipa la morte. Poi questa arriva, ed ha i suoi occhi. Gli occhi di Constance Dowling.

… di Pasquale Vitagliano

Autoreverseultima modifica: 2009-04-16T08:28:51+02:00da mirea1954
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