Milan Kundera

Milan Kundera e l’ arte del disimpegno
di Eugenio Scalfari

Commentando su Repubblica del 31-03-2009 il nuovo libro di Milan Kundera dal titolo Un incontro (Adelphi), Marc Fumaroli ha scritto che per Kundera «la grande insurrezione del modernismo è eterna e universale. E’ fatta di fedeltà creativa ai classici delle arti europee – Rabelais, Cervantes, Sterne, Diderot, Velázquez, Beethoven, Chopin – e al tempo stesso della ricerca esigente d’ una forma nuova, capace di svelare la verità umana dove meno lo si aspetta». Queste righe finali della recensione colgono con precisione il senso dell’ Incontro, un insieme di brevi interventi dedicati a scrittori, musicisti, pittori, ma romanzieri soprattutto perché il romanzo è l’ oggetto del desiderio di Kundera, che offrono al lettore dei veri e propri colpi di luci su autori e opere della modernità delineando con rigore una poetica che è la poetica di Kundera, da lui stesso definita “modernista”. Conosco da tempo Fumaroli, scrittore e accademico di Francia, conservatore di rara arguzia e finezza. Passando una serata con lui ci si trova in quell’ atmosfera dei salotti parigini descritti nei “mémoires” di La Rochefoucauld e di Madame du Deffand dove conservatori e progressisti s’ incontravano e si scontravano elaborando il meglio della cultura francese dei due secoli più luminosi della modernità europea. In quell’ arengo intellettuale che ancora ravviva l’ epoca nostra imbarbarita non mi aspettavo che Fumaroli si scoprisse simpatetico con i modernisti amati da Kundera ai quali il suo libro è dedicato. Fumaroli ama il barocco, ha verso la Chiesa sentimenti di rispetto e di profonda considerazione, si sente ed è agli antipodi dell’ Illuminismo.

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Milan Kunderaultima modifica: 2009-04-18T14:13:45+02:00da mirea1954
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