La poesia antagonista

Il tempo concreto della poesia ripugna l’istanza di un ritmo costante, univoco e di una metrica omologante assorbente il multiversum; un tale ritmo come uno stampo indifferente e ripetibile – differente solo un’apparente individualità di contenuto o autore – non può rendere conto di tutta la complessità, di cui un testo poetico è carico, specie se è voce che matura nel tempo biopolitico contemporaneo che gli dà corpo. Un tempo che, oggi, in parte, come quello della poesia, per i suoi aspetti legati alla cognitività e alla significanza delle relazioni immateriali e di senso, matura entro i processi dell’autonoma libertà compositivo-po(i)etica propri alle singolarità individuali e sociali, e come un ‘bene comune’. Un bene che ogni singolarità plurale sperimenta liberamente nel laboratorio della soggettivazione poetica per esprimerla e comunicarla, poi, in maniera simbolico-semiotica politicamente, o in presenza con gli altri.

Vitale come l’ossigeno per la vita biologica, la libertà lo è per la poesia come un bene comune. Indivisibile e indispensabile, infatti, ha una sua peculiare funzione di senso nell’immaginario vitale dell’esistenza collettiva che si svolge nella res pubblica e nel comune.

Qualunque cosa – diceva Robespierre – “necessaria a mantenere la vita deve essere bene comune e solo il superfluo può essere riconosciuto come proprietà privata”.(1)

Antonino Contiliano

La poesia antagonistaultima modifica: 2009-05-20T22:12:00+02:00da mirea1954
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