La parola data

La scrittura di Giovanni Nuscis, complessa, scabra e, talvolta quasi ostica, trova il suo adeguato e congeniale svolgimento in una misura poematica non colloquiale, in un codice linguistico ed espressivo, teso a superare il concetto di poesia come momento consolatorio e aggregante, per diventare strumento demistificatorio inserito in una realtà storica, che inquieta e deforma i concetti e il sentire, inserendo i suoi tentacoli anche nel privato.

La corrosione dei valori e la loro sostituzione con insignificanti, ma invadenti feticci, la deflagrazione dell’essere si traducono in un linguaggio particolare, contratto, frastagliato, che rompe senza indugi convenzioni stilistiche, ed è il linguaggio che gli appartiene e che lo rappresenta.

Compaiono, rielaborati da una sensibilità acutissima, il senso della nostra imperfezione: “espiamo il tempo infinito,/ nel magro tappeto di una favola” “ciò che tenevi stretto/l’hai perso”, il freddo contesto in cui si svolge la nostra vita, sempre in attesa di una parola salvifica: “non la parola che salva/o muove ma la puntura di un’argia”.

Nel tessuto poetico di Nuscis, trame si fanno e disfano, in un intersecarsi continuo che non permette tregua al lettore, lo avvince e ne carpisce l’anima, conducendola al cospetto di se stessa, disvelandone le debolezze e  le assenze, in un moto perenne di luci e ombre.

… recensione di Flora Restivo

La parola dataultima modifica: 2009-06-24T15:21:55+02:00da mirea1954
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento