L’azzurro del mare

di Mauro Ferrari

È una poesia di leggerezza, quella di Roberto Morpurgo; giustamente, nella densa e centratissima nota di prefazione, Sandro Montalto rende l’andamento di queste poesie – al contempo rapsodico e coeso, frammentato e unificato – tramite l’immagine del caleidoscopio. Sono testi composti di versi brevi e liberi, separati da ampie faglie di silenzio, rese più percepibili dalla non esatta corrispondenza tra verso e sintassi; l’Io di Morpurgo procede per annotazioni che si concentrano sui dettagli minuti che danno però il respiro dell’infinitamente grande.

Il poeta, tentato dalla luminosità del mondo, è anche consapevole delle ombre e dei limiti, della percezione ma anche della razionalità del mondo; così nel paesaggio, cantato spesso come energia universale e afflato cosmico, si insinua e a volte prende il sopravvento la nota malinconica, l’emergere del sentimento del tempo. Ne è spia, del resto, il titolo ungarettiano di una sezione, Il dolore e paesaggi; e comunque lo attestano i rapidi ma non rari accenti personali, che piegano una poesia che potrebbe apparire, a una lettura di superficie, come tutta oggettiva e descrittiva: «Come un dio amaro / bevo le gocce / ultime / sospiro» (p. 68).

L’azzurro del mareultima modifica: 2009-08-26T13:58:00+02:00da mirea1954
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento