Quando verrai

Laura Pugno, Quando verrai, pp.128, € 12, minimum fax

A due anni dall’uscita di quel piccolo e sorprendente Sirene che consentì a Laura Pugno di uscire allo scoperto (dopo i pur bellissimi, ma meno diffusi, racconti di Sleepwalking, Sironi 2002) e di farsi riconoscere come una delle voci più interessanti del panorama letterario italiano contemporaneo, scivola oggi in libreria una nuova storia firmata dall’autrice romana, fulminea come la precedente, e attraversata dalla stessa aura dolorosa e sospesa. Ma se l’universo dei personaggi del primo romanzo aveva la forma di un futuro lontano, irriconoscibile, abitato da sensuali mostri fatti di denti e acqua, la scena ora cambia, si fa più vicina, più prossima, viene allestita a due passi da noi in territori di provincia altrettanto inquietanti e selvaggi, eppure irrimediabilmente nostri (roulottes sporche, desolate stazioni di servizio, motels bui, e soprattutto l’acqua salmastra – ancora acqua, sì – di un paludoso, infero delta). Resta, però, l’ossessione per l’anomalia (che a questo punto ci conferma una volta per tutte quali siano le cifre fondanti di questo torbido immaginario), ovvero l’affezione verso il potere seduttivo di scheletri feriti, teneri, disperati, corpi che diventano vittime e carnefici al tempo stesso, specchi di anime instabili destinate a consumare la propria esistenza in viaggi al termine del giorno, senza luce, senza pace. Ed è proprio nella ferita, nell’inarrestabile disgregarsi della sua pelle coperta di psoriasi, che si aggrappa (addentando) la storia della giovane protagonista di Quando verrai. Cresciuta in un mondo ai margini del mondo (forse perfino ai margini di se stesso), legata a Leila, una madre assente, e a Stasi, un patrigno perverso, la piccola Eva deve fare i conti non solo con l’angoscia di una famiglia monca e alla deriva, ma anche con l’orrore di un corpo sfigurato, cosparso di cicatrici aperte e croste sanguinose. Ci vorrà poco per capire che in realtà non si tratta di una semplice patologia epidermica, quanto piuttosto di un marchio, una condanna, segno indelebile della maledizione privata che sfregia l’anima dei suoi simili, una specie di razza a parte, uomini e donne a cui è stato consegnato il terribile dono di poter prevedere nei dettagli la morte altrui. A Ethan, tormentato vagabondo affetto dall’identica condanna, l’ingrato compito di guidare la ragazzina verso la consapevolezza di questo assurdo inferno lungo un tragitto che prevede segreti innominabili, corse a perdifiato, abbandoni, e racconti lasciati a metà. E a guidare noi, nella rapida caduta verso l’abisso, la scrittura – tagliente, sicura, mai ovvia pur nella sua semplicità – di Laura Pugno, che narra in terza persona senza cedere alla tentazione di perdersi in liriche elucubrazioni, e anzi descrive il crollo un pezzetto alla volta, seziona ogni minuto, ogni singolo passo, lasciando il posto alle azioni, ai loro odori, al loro colore.

Quando verraiultima modifica: 2009-10-03T08:59:00+02:00da mirea1954
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