Intellettuali

Questo pezzo è uscito il 20 ottobre su Liberazione, nella rubrica l’elzeviro. Benché si presti, in alcuni punti, a qualche rischio di generalizzazione, rappresenta una provocazione interessante sul ruolo degli intellettuali del nostro tempo.

di Angela Azzaro

Qual è il ruolo oggi degli intellettuali in Italia? Domanda lecita, per chi crede che la cultura possa ancora significare qualcosa oltre a rappresentare una delle occasioni migliori per produrre ricchezza (per pochi) e far girare denaro (per pochi). La risposta è sotto gli occhi, anzi sotto i piedi. Il ruolo degli intellettuali oggi è camminare sui tappeti rossi della Festa del cinema. Un ruolo difficile che richiede molto impegno per procurarsi l’invito, capacità agonistiche per attraversare il red carpet con disinvoltura, salute quasi perfetta e soprattutto un guardaroba che non faccia sfigurare. Pier Paolo Pasolini e ancora di più Anna Maria Ortese, se ancora vivi, avrebbero avuto grandi problemi a tenere testa ai loro colleghi e sarebbero finiti presto nel dimenticatoio.
Oggi il loro compito sembra essere solo quello di sfilare alle prime cinematografiche. Ma anche la sinistra ha le sue responsabilità: ha dimenticato la lezione del Sessantotto sull’intelligenza collettiva. Lo ha scritto bene Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. Che cosa resta di una stagione militante e ideologica? Resta “un’attitudine adulatoria nei confronti della politica che conferma una vocazione cortigiana forgiatasi nei secoli; un’inclinazione subalterna, che spogliata di ogni riferimento ideologico forte, si rivela solo come una forma di soggezione supplice verso il potere politico”.
Nessun rimpianto per l’intellettuale organico e impegnato, né per gli scontri tra Togliatti e Vittorini. Su questo il ’68 e gli anni Settanta hanno già detto tutto, sancendo la fine dell’Autore con la A maiuscola e l’irruzione di una comunità che si sostituisce al singolo come produttore di valori, linguaggi, immaginario. Ma nella politica veltroniana del “ma anche” il posto sotto le stelle è tutto per loro, per gli intellettuali “ma anche”, sempre pronti a lanciare il sasso e a nascondere la mano, a prendere posizione per poi negare tutto, a fare film che dicono, ma subito dopo non dicono. E’ una generazione intergenerazionale, interculturale, intertutto.
E mettono paura, perché dell’intellettuale organico conservano le sembianze. Sono intelligenti, preparati, prendono parte alla vita politica del paese, ma hanno un unico obiettivo: aderire alle ragioni del più forte, di chi in quel momento comanda.

Intellettualiultima modifica: 2009-10-10T10:42:00+02:00da mirea1954
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