La donna ossimoro

di Viviana Scarinci

Se si dovesse pensare a un unico cardine su cui far ruotare quella frenesia plurima che è l’inventiva linguistica di Jolanda Insana, credo che l’ossimoro possa essere annoverato come costante di una sorta di moto perpetuo che ne caratterizza l’intima sfrenatezza. L’ossimoro è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini in forte antitesi tra loro. A differenza della figura retorica dell’antitesi, i due termini sono spesso incompatibili. Si tratta di una combinazione scelta deliberatamente o comunque significativa, tale da creare un originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti effetti stilistici (wikipedia). E’ Jolanda stessa a svelarne apertamente la meccanica, definendo la sua scrittura “libertà, spudoratezze e coprolalie, in funzione di mascheramento protettivo, per troppo pudore del sentimento, per troppa tenerezza” (1). Troppo pudore sembra essere l’assunto da cui partono tutte le sue violazioni. Allo stesso controverso modo, l’invettiva sviando l’attenzione dalla pena, conferma la gravità dell’offesa, qualificandola nel dna di una parola del tutto nuova affinché ciò renda la misura esatta di una dolenza inaudita; tanto da essere bestemmiata per dissimularne l’insopportabilità.

La donna ossimoroultima modifica: 2009-10-15T16:37:00+02:00da mirea1954
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