Riportando tutto a casa

Nicola Lagioia, Riportando tutto a casa, pp. 290, € 20, Einaudi

Un Paese sonnambulo ancora inconsapevolmente alle prese con gli scomodi detriti dei lenti decenni che avevano visto avvicendarsi traumi post-bellici, primi boom economici, stragi di stato, figli dei fiori, crisi missilistiche, cortei, pitrentotto e restaurazioni varie si sveglia all’improvviso nel sogno allucinogeno degli anni Ottanta. Una specie di esplosione sottocutanea fibrillante e sospesa in cui tutto pare possibile e ogni gesto sembra portare con sé dosi massicce di ilarità in potenza, una felicità finalmente raggiungibile, conquistabile, appiccicata come un insetto nella carta moschicida, carta filigrana, s’intende, soldi a palate, insomma una neo-ondata di benessere visibile spiando orizzonti davvero molto prossimi. Sono gli anni in cui dai tv color che provvedono all’intrattenimento e all’educazione di milioni di famiglie escono le squallide e irresistibili gags di Drive In accompagnate da convulse e autistiche risate artificiali, gli anni delle All Stars e dell’Aids, di RisiKo e Joe Squillo, soprattutto gli anni magici in cui anche un misero bracciante del sud poteva legittimamente aspirare a trasformarsi presto in padrone di una fiorentissima azienda con fatturati da capogiro.

Riportando tutto a casaultima modifica: 2009-10-22T11:14:00+02:00da mirea1954
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento